Saggi vincenti: il dietro le quinte

Non si può scrivere senza supporre un lector

di Andrea Acquerone

Per fare un articolo, come un qualunque scritto, bisogna avere in primo luogo chiaro chi è il lettore. E se non lo sia ha chiaro, bisogna figurarselo, immaginarselo, costruirlo. Non si può scrivere senza supporre un lector. Certo che, nel presentare un elaborato a una giuria che ne deve valutare la qualità, ci si può angosciare nel cercare di compiacere, anticipare il gusto e le opinioni dei componenti, ma è uno sforzo vano. Anche conoscessimo i nomi dei giurati, e ipotizzando di indovinarne le categorie e le idiosincrasie di ragionamento, la piaggeria non è mai una strada utile. Non si sa mai in quale preciso stato d’animo il lettore leggerà, il valutatore valuterà, eccetera. questo concetto del lector vale dunque come criterio generale, per darsi uno stile e un registro. Un comunicato politico è diverso da una lettera d’amore, e possono avere risultati contrastanti o funzionare; si scrivono però diversi. Il lector dunque è una finzione, ma fondamentale per porsi a scrivere; un esercizio di immaginazione: esso può corrispondere all’intera umanità, al tribunale della coscienza, alla cattedra della scienza. Nondimeno, meglio restringerlo e individuarlo con precisione, anche se ci può sbagliare. È una delle prime scelte da compiere. Fatta questa, si inizia. Nel caso del commento richiesto ai testi del Fabbri, certe qualità non possono essere improvvisate. Se comprendere una tesi, un’affermazione, significa non solo capirla per sé stessa, ma porla nel contesto del più ampio numero possibile di affermazioni e tesi ad essa attinenti, questo bagaglio di conoscenza viene dallo studio passato, e o lo si ha o non lo si ha. Vero è che uno spazio resta per la fantasia e l’improvvisazione, ovvero, l’intuizione. Nondimeno, tale qualità è più utile in un componimento originale che in un’attività commentaristica: è la differenza tra il poeta, che può essere illetterato, se visitato dalla Musa, e il critico letterario, che invece deve conoscere. Noi, in questo contesto, siamo chiamati a far da critici, e dunque abbiamo bisogno di un bagaglio. Se si deve rimediare in fretta, il contesto lo si può ricostruire coi dizionari di economia (ottimo quello del Ricossa), o con la consultazione – ma anche lì: servono delle categorie, se no ci si perde – di internet. Forti di un lector, quindi di un registro, e di un bagaglio a cui attingere, ci si mette all’opera. La tentazione di dire che Fabbri ha sempre ragione, in un concorso che prevede premi per chi elabora commenti sulle su opere, va combattuta con ogni forza. Non paga. Quel che paga è l’onestà intellettuale: è quanto si chiede ai partecipanti. Uno deve dire quel che pensa, motivarlo, argomentarlo, riconoscere punti di forza e di debolezza del pensiero fabbriano, con un tono pacato e non saccente. Può essere ironico, ma non sarcastico – a mio avviso, ma quelli sono gusti. Si tratta comunque di un saggio, non di un elzeviro. Del resto, rispettate queste necessità di base, si apre un mondo di riferimenti e ognuno può far valere i suoi: ci si può non limitare alla scienza economica, ma attingere in ogni dove, dai fumetti alla IA, all’esperienza quotidiana di ognuno. Nemmeno importa la lunghezza dell’elaborato: possono bastare poche pagine per dire quel che si vuole, mentre uno scritto molto lungo può celare il nulla. L’importante è pensare, in primo luogo, ciò che si intende dire. Poi lo si pone in contesto. Sembra facile: a volte può esserlo, altre volte meno. Buon lavoro!

2 risposte a “Non si può scrivere senza supporre un lector”

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