di Fabio Prestopino
Questo articolo è dedicato a chiunque intenda partecipare per la prima volta ad un concorso bandito da La Fabbrica delle Illusioni.
In particolare, è dedicato a chi, oltre ad essere la prima volta che partecipa ad un concorso letterario, è anche la prima volta che si cimenta nella critica di un testo di economia.
Per essere ancora più precisi, è dedicato a voi che, oltre a non essere avvezzi a scrivere di economia, non siete nemmeno abituati ad essere esaminati da una (o più) giurie di esperti.
E magari (tanto per dirla tutta), l’ultima volta che avete partecipato a qualcosa di vagamente pubblico e competitivo è stata la gara di corsa nei sacchi al picnic delle elementari.
(Sarà il caso che vi abituiate, signori. Se pensate di abbracciare un’iniziativa proposta dall’ing. Mario Fabbri senza abbandonare la vostra zona di comfort, siete saliti sul treno sbagliato.)
Se quindi rispondete a tutti questi requisiti, ho un importante messaggio per voi.
Due semplici parole:
NIENTE
PANICO
Esattamente un anno fa mi sono trovato nella vostra stessa identica situazione. Ho letto per la prima volta un libro di Mario Fabbri, e ne sono rimasto folgorato. Un sacco di spunti, idee, provocazioni. Ipotesi e conclusioni sorprendenti, fuori dal coro, quando non decisamente controcorrente.
E così mi è venuta voglia di scrivere, commentare, rispondere – a volte per dare fiato a un’idea di Fabbri che condividevo, altre volte per mettere in dubbio concetti che mi sembravano un po’ eccessivi.
Subito dopo aver buttato le prime righe, però, mi sono bloccato. E ho pensato:
Ma cosa diavolo sto facendo?
Sto scrivendo una critica ad un testo di economia??
Un testo oltretutto scritto da un signore che (buttate un occhio alla biografia) le competenze in non se le è fatte dal divano di casa, ma sulla propria pelle: amministrando aziende, fondando una della più importanti istituzioni finanziarie italiane, insegnando all’università e scrivendo libri.
E io lo dovrei criticare?
Io, che l’economia non l’ho mai studiata, e che quel poco che so magari l’ho anche capito male?
Ma poi, anche ammesso che l’ing. Fabbri abbia un’indole così sportiva da accettare il parere di un dilettante fai-da-te, che dire della giuria? Delle tre giurie, per la precisione?
Le mie paginette finiranno in mano a un mucchio di professori universitari (e trader) che l’economia se la mangiano a colazione, pranzo e cena. E a giornalisti, professionisti ed ex-ministri, che di economisti veri ne incontrano tutti i giorni. Io, con le mie quattro pirlate, come posso sperare di non finire nel tritacarne?
Queste le mie ansie. Come poi ho avuto modo di verificare, del tutto ingiustificate.
Sia l’ing. Fabbri che La Fabbrica Delle Illusioni che i tanti esperti chiamati a valutare le opere in concorso si sono infatti rivelati molto più benevoli e bendisposti di quanto mi sarei mai potuto sognare.
E questo perché (occhio che vi rivelo il trucco) sono esseri umani.
Certo, molti di loro sono più intelligenti della media, hanno una cattedra universitaria, insegnano cose complicatissime, leggono articoli superspecialistici, sono in grado di intrattenere conversazioni sofisticate su argomenti inavvicinabili per noi mortali, e forse a volte si divertono a strapazzare studenti preparatissimi in esami simili agli interrogatori della Stasi nella Berlino Est dell’era che fu. Ma restano esseri umani.
E come tali, che ci crediate o no, provano piacere nel leggere un testo chiaro, lineare e comprensibile. Se possibile divertente, di certo non noioso.
Ecco quindi i miei 12 consigli (dodici, come gli apostoli) per preparare il vostro scritto evitando di ricorrere a inutili orge di Prozac.
1. Scrivete in un italiano semplice, moderno e corretto.
(Mi raccomando: non limitatevi al correttore automatico. Rileggete il testo fino a quando non sarete certi di aver fatto piazza pulita di qualsiasi orrore di ortografia e di sintassi.)
2. Mettete il punto e andate a capo, ogni tanto. Non tutti amano finire i periodi in apnea.
3. Usate tecnicismi, neologismi e americanismi con moderazione. Non potete sapere se chi leggerà il vostro testo si sia formato sui saggi di Umberto Eco o sui rap di Fedez. Nel dubbio, tirate nel mezzo.
4. Se ogni tanto serve una citazione, usatela. Ma senza dar per scontato che tutti conoscano le vostre fonti: non è quasi mai così. Evitate quindi di buttar lì frasi tipo “come dice il Wurtzengangerbacker…”, anche perché, lo confesso, il Wurtzengangerbacker l’ho inventato io.
5. Sempre sulle citazioni: non esagerate. Chi legge vuole sentire la vostra opinione, non quella del Piccolo Coro dell’Antoniano.
6. A corollario di quanto sopra, non cercate di impressionare la giuria mostrandovi più colti o più furbi di loro. Probabilmente non lo siete. Ma anche se foste dei premi Nobel, ricordate che i fenomeni non sono quasi mai molto simpatici.
7. Se, in corso di scrittura, ritenete che una immagine o una tabella possano chiarire le idee, mettetecele. Stando ben attenti però a non infrangere nessun copyright.
8. Evitate le ripetizioni. Non si può abusare della pazienza di chi legge.
9. Il vostro scritto, non importa quanto lungo, deve avere un filo logico. Potete inserire un piccolo abstract all’inizio del testo, o un piano dei contenuti che illustri di cosa parlerete nel corso dei paragrafi. Fate in modo che il vostro lettore non finisca per sentirsi un naufrago alla deriva, in attesa di avvistare un approdo che chissà se e quando arriverà.
10. Ricordate che chi vi legge non è pagato per farlo, ma se anche lo fosse non ci sarebbe comunque motivo per torturarlo. Siate leggeri, espliciti, e andate dritti al punto.
11. Evitate le ripetizioni. Come ho già detto sopra.
12. Se ne siete capaci, condite il tutto con una piccola dose di humor. Purché la dose sia moderata, e purché, appunto, ne siate capaci.
L’11 maggio di quest’anno, nel corso della premiazione a Villa Sassi, noi premiati abbiamo finalmente avuto il piacere di conoscere l’ing. Fabbri, i presidenti delle giurie tecniche e la giuria VIP. E ve lo confermo: è impossibile essere allo stesso tempo più competenti, più informati, più abili a comunicare e più brillanti di tutti loro messi insieme.
Si può invece mostrar loro riconoscenza per essersi presi la briga di leggere i nostri guazzabugli rendendoli quanto più possibile chiari, originali, interessanti, e lunghi esattamente il necessario (non una riga in più).
Dopodiché, finalmente, potrete rilassarvi.
Il verdetto spetta soltanto a loro.



Una risposta a “Istruzioni per non lasciarsi terrorizzare da una giuria di esperti ”
Caro Fabio, Ho letto l’ultimo libro di Fabbri. Premetto, sono un economista di professione già professore di Economia Applicata a Pisa, ecc, ecc. La PitagoraEditrice di Bologna ha registrato per intero anche un mio corso di economia e politica industriale.. Forse per tutto questo io NON “sono rimasto folgorato”. Ma, a dire il vero, trovo che, sì!, “ci sono un sacco di spunti, idee, provocazioni. Ipotesi e conclusioni sorprendenti, fuori dal coro, quando non decisamente controcorrente”. Troppe cose però per poter organizzare un filo logico che le ricomprenda anche solo in parte. Spazia in molti campi e sotto-campi talora con accenni anche ad intricati aspetti metodologici.
Attualmente sto buttando giù uno scritto sul Rapporto Draghi per la Commissione europea cercando di portarne in luce il sottostante tessuto analitico-economico che è pochissimo trattato, se non qua e là. Nella stesura potrei far vedere come, in che senso e quanto in quel testo vi siano spesso risposte alle domande che con notevole capacità penetrativa Fabbri si pone. Vi sono parecchie concordanze oltre a discordanze Potrei far questo, ad esempio, con opportuni richiami e rimandi (non intendo solo note a margine). Questo taglio allo scritto per La Fabbrica potrebbe andar bene?
Cordialmente, Paolo Mariti