Chi si ricorda della Naja

Giorni interminabili, fra ranci, punizioni, scherzi, guardie, amicizie e… sogni di congedo.

A un certo punto sentii dei passi sulla mia destra in basso. C’erano cinque persone che stavano scendendo verso di me dalla stradina dove c’erano i magazzini. Imbracciai il fucile col cuore in gola. Girai il faro verso il gruppo in arrivo, lo puntai contro di loro, non misi il colpo in canna, però gridai: «Altolà chi va là». Mi rispose il più anziano di tutti: «Sono il maggiore Baccalà facci passare» Non mi sorprese però, la lezione me la ero studiata bene: «Altolà parola d’ordine!» gridai con tutto il fiato che avevo in corpo. Si fece avanti il Capo Posto, che mi disse: «Ma dai autiere Solaro sono io, il tuo capo posto!». Neanche questa volta caddi nel tranello, ripetei ad alta voce: «Altolà o sparo». Inserii il colpo in canna facendo più rumore possibile affinché il gruppo sentisse e continuai: «Parola d’ordine!».«Venezia» mi fu urlato dal gruppo. «Avanti» urlai e loro continuarono a camminare verso la terza altana.