di Vincenzo Capodiferro
«Sono convinto che, se c’è qualcosa da temere, è la paura stessa, il terrore sconosciuto, immotivato e ingiustificato che paralizza. Dobbiamo sforzarci di trasformare una ritirata in un’avanzata» (Dal “Discorso” del 4 marzo del 1933 del Presidente F. D. Roosevelt. Inaugurazione del New Deal). Con queste confortanti parole volevo cominciare il mio intervento a sostegno dei concorrenti. Questa iniziativa di Mario Fabbri è mirabile e cade proprio in un momento di forte crisi economica, prolungata da decenni.
Non abbiate timore! Mettetevi in gioco! Non è necessario essere esperti di economia. Economia, d’altronde – da οἰκονομία – non significa altro che “amministrazione della casa”. Mario Fabbri con grande acume ha dimostrato come a volte le teorie economiche degli esperti possano condurre a gravi equivoci, ad insensatezze, come, ad esempio, quelle dovute al termine “capitale”. Aristotele, nella sezione dedicata all’economia, nella “Politica”, parla di diversi rapporti: patronale, coniugale, patriarcale.
La famiglia, la casa è tutto questo. La Polis è una grande Casa. Il grande Stagirita fa una distinzione tra economia e crematistica, cioè accumulo di ricchezza. Proprio quest’ultima, che potremmo definire una specie di ‘capitalismo’ dell’antichità, dai medievali vien condannata come innaturale e disumanizzante. La condanna del capitalismo ha origini antiche. La cosa importante che io ho compreso con Mario Fabbri è che è l’uomo l’artefice dell’economia e non viceversa. Il principio dell’homo-mensura di Protagora suona così: «πάντων χρημάτων μέτρον ἐστὶν ἅνϑρωπος». «L’uomo è la misura di tutte le cose». Vedete come Protagora usi il termine χρημάτων, cioè, è la misura ‘delle ricchezze’. È l’uomo che dà valore ai beni materiali e no. È l’uomo che fa il danaro e non il danaro che fa l’uomo. Ecco perché tutti i cittadini sono chiamati a rispondere a questo sentito invito che Mario Fabbri fa, cioè ad esprimersi sull’economia. Bisogna partire dal basso. È un grande esperimento sociale e culturale. È un esperimento democratico, perché coinvolge tutti. È un esperimento culturale, perché si fonda su di un grande principio, quello di Popper: una teoria per essere verificata deve essere falsificata. Errando discitur: La verità è figlia dell’errore. In periodi difficili come questi, di pessimismo sconcertante, di scoraggiamento, di società liquide, di post-modernismi, l’uomo è chiamato ad essere protagonista.
Noi siamo la patria dell’umanesimo, dell’homo–fabrismo, un termine molto vicino, fonicamente, a Fabbri. Le crisi, non solo economiche, son create dalla mente, non solo individuale, ma dalla mente collettiva, molto più emotiva di quella singola, che si definisce attraverso un principium individuationis. Questo principio è alla base della razionalizzazione e dell’individualismo moderno. In Natura vige invece, quello della specie. Solo nel caso umano, come commenterebbe Kierkegaard, il singolo è superiore alla specie. La mente è la “fabbrica delle illusioni”. Tutti siamo chiamati – e dico tutti – a rispondere a questo appello di Fabbri. Qui non si tratta di vincere o di perdere, di prendere o non prendere un premio, ma di sviluppare un senso critico e soprattutto un pensiero economico autonomo. Solo così potremo vincere le crisi e creare un nuovo mondo, una nuova società. Altrimenti, il rischio è creare dei mostri. Gramsci osservava: «Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri». Così assistiamo a quel ‘troppo’, esagerazione riportata in versi da una mia amica scrittrice, Teresa Armenti:
«“Troppo”.
Troppi morti sul lavoro, per strada,
in mare, a casa e in guerra.
Troppa arroganza.
Troppo egoismo.
Troppi drammi della solitudine.
Troppa mancanza di rispetto.
Troppa indifferenza.
Troppa follia».
“Troppo”. Basta aprire il cellulare, il televisore! La Società Civile – invisa tra famiglie, oramai sfasciate e stati inesistenti – come aveva intravisto Hegel, diventa così il teatro di quel fatidico “bellum omnium contra omnes” ubi homo est homini lupus, il teatro della lotta incessante: tra autocoscienze, tra classi, tra razze, tra spiriti, tra popoli, tra civiltà.
Queste sono state le principali motivazioni che mi hanno spinto a partecipare a questo interessante concorso.
È stata un’esperienza bellissima. Non per vincere, ma per partecipare! Senza paura di essere giudicati: da commissioni, da esperti, da professori universitari, da chiunque! Senza paura di perdere! Io non mi sento di darvi consigli per la scrittura, ma mi sento, certamente, dopo l’intensa esperienza vissuta l’anno scorso, di invitarvi a scrivere dei consigli sull’economia, partendo dall’analisi dei testi di un grande economista italiano, Mario Fabbri.
Mi sento di invitarvi ad accendere il fuoco della ragione che sta dentro di noi, anzi che ognuno di noi reca in sé, lucifero, portatore di luce. Al “Sapere Aude”, come Kant, vi invito! «Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!» E continua: «È così comodo essere minorenni! Se ho un libro che ha intelletto per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico… Non ho bisogno di pensare…». Rispondete a questo grandioso invito!


