di Luca Baldelli
“Non so se ho tempo, non so se ne vale la pena, non so se ne sono in grado.”
Queste domande mi ronzavano in testa quando ho saputo del concorso letterario.
Poi, l’idea di mettermi alla prova e di scrivere un saggio si è trasformata in una convinzione: “Meglio pentirsi che rammaricarsi per non aver provato.”
Quel pensiero mi ha aiutato a superare i dubbi e a partecipare al concorso “L’economia diversamente spiegata”. Un’esperienza che si è rivelata gratificante, stimolante e sorprendentemente divertente. Un concorso letterario serio, unico nel suo genere, patrocinato dal magnate ing. Mario Fabbri.
Se vi state chiedendo se valga la pena partecipare all’edizione di quest’anno, la mia risposta è: assolutamente sì. Non abbiate paura di mettervi in gioco.
Essendo un novello pseudo-scrittore, non ho grandi consigli da darvi, se non condividere la mia esperienza personale. Durante la scorsa edizione, sono stato particolarmente fortunato perché l’ispirazione è arrivata all’istante, come un colpo di fulmine. Nelle parole di Fabbri ho trovato riflesso il mio pensiero su molti temi.
Dall’idea alla stesura
Mentre leggevo il libro, annotavo su un foglio le tesi principali dell’autore e accanto scrivevo come svilupparle, aggiungendo argomentazioni a favore o contro. Ho cercato di arricchire il testo con qualche aneddoto inerente all’argomento, preso da ciò che avevo studiato negli anni.
Ad esempio, ho usato la riduzione della settimana lavorativa apportata da Henry Ford al fine di favorire le vendite delle sue automobili, per sostenere l’importanza che Fabbri attribuisce ai consumi. Oppure, ho trattato l’introduzione del tè in Gran Bretagna per discutere il ruolo delle classi alte nel promuovere nuove forme di consumo.
Originalità e spontaneità
Non ho trattato tutti i concetti chiave del libro di Fabbri, ma mi sono concentrato su quelli che trovavo più stimolanti. Ho scelto uno stile semplice e discorsivo, facendo collegamenti tra i temi e portando, nella parte finale del saggio, una riflessione sull’intelligenza artificiale, un argomento che mi appassiona molto.
Pur uscendo un po’ dal contesto, credo che questa particolarità abbia reso il mio lavoro unico. Il mio consiglio è di non sentirvi obbligati a fare un riassunto dell’opera: scegliete i temi che vi interessano di più, che conoscete meglio e che vi ispirano davvero. Scrivete con spontaneità e siate originali.
Qualità prima di tutto
Non è necessario scrivere un testo enciclopedico. Leggete con attenzione il regolamento del concorso e rispettate i parametri richiesti. Privilegiate la qualità rispetto alla quantità: la giuria sarà competente e paziente, ma evitate di annoiarla con pagine superflue create unicamente per aumentare il volume.
Quindi, concentratevi sull’essenza del vostro messaggio, cercando di catturare l’attenzione del lettore, mantenendo vivo il suo interesse fino all’ultima riga. Ricordate: non è la lunghezza del testo a determinarne il successo.
Buon lavoro a tutti!


